Abbiamo manifestato il nostro dissenso contro questo porticciolo turistico confermando la nostra contrarietà in entrambi le assise cittadine di Carrara e di Massa. Lo abbiamo fatto per tenere fede agli impegni elettorali per cui siamo stati eletti e dove abbiamo sempre ribadito la volontà amministrativa di riqualificare la portualità apuana in una chiave prettamente turistica che si sviluppasse all’interno dell’attuale scalo. Quello che ci è stato proposto, invece, era un ennesimo prolungamento dello scalo marittimo, che si inserisce in un infausto progetto di potenziamento del porto commerciale, che grazie al water front e grazie a questo protocollo, avrà mani libere per sottrarre sbocchi al mare alla nostra città. Il porticciolo turistico non è che la conclusione e la messa in atto del Piano regolatore portuale, già bocciato nel 20 dicembre del 2002 dal Ministero dell’Ambiente di concerto con il Ministero dei beni e le attività culturali (decreto Min 8065). In quel progetto si prevedeva l’intubamento della foce del torrente Carrione e la realizzazione, tra le altre, delle seguenti opere: un nuovo bacino con 4 ulteriori banchine che porteranno il complesso delle banchine a 3.300 metri di estensione lineare con fondali fino a 10,50 metri; un porto turistico; una stazione marittima, dei magazzini portuali per complessivi 25.000 metri quadrati dai complessivi 7.000 metri quadrati attuali; nuova viabilità dedicata al traffico su gomma originato o destinato al porto e il potenziamento della rete ferroviaria portuale; piazzali portuali per complessivi 500.000 metri quadrati; un cantiere navale in grado di realizzare e allestire tre navi contemporaneamente. Da quello che si evince su questa realizzazione è più che chiaro che gli intenti sono quelli di potenziare ulteriormente il porto commerciale, lasciando un margine di spazio per il porticciolo turistico e sfumando la possibilità di una incentivazione della cantieristica apuana dato il periodo di crisi del settore. Oltre a questo bisogna considerare anche gli aspetti ambientali che non potranno altro che essere dannosi per l’intero litorale ma anche e soprattutto per il nostro entroterra. Non servono studi di chissà quale tipo per sapere che non si possono “costringere” due sbocchi di fiumi, il già precario carrione e il lavello, in un imbuto artificiale che ne impedisce e ne ostacola il normale sfogo verso il mare. A tutto questo bisogna anche aggiungere che il documento sottoscritto dalle istituzioni locali, comuni, provincia e regione sul piano regolatore portuale prevedeva, all’articolo 9, la costituzione di un gruppo di lavoro che valutasse tutte le condizioni ambientali su questo piano, fra quali anche il porticciolo turistico. Questo gruppo di lavoro non solo non si è mai riunito, ma neppure è mai stato nominato. Si evince quindi che alle scelte amministrative non vi è stato un seguito anche di studi e di verifica di compatibilità strutturale, economica e ambientale. Torniamo quindi a ribadire che il porticcioli turistico è importante per la nostra provincia, solo se esso si vada ad insediare all’interno dell’attuale porto commerciale, che potrebbe così essere messo a regime per essere una opportunità per il nostro territorio e non una consueta e ulteriore minaccia. Consigliere Gianni Musetti
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